La nostra visione e missione

La situazione attuale ed in particolare alcuni avvenimenti relativi alla Brexit ed alla vittoria di Trump del 2015 hanno evidenziato un malcontento profondo, trasversale e al momento ancora silenzioso che non è stato intercettato, capito e quindi ascoltato né dalla politica né dalla cultura e ancor meno dalla classe dirigente nel suo insieme.

Il malcontento non è stato intercettato dai partiti tradizionali, perché come dicevo è trasversale, dal disoccupato, all’operario sottopagato, dall’impiegato che pensava di aver raggiunto un certo benessere e ora arriva a fatica a fine mese, all’imprenditore che non solo non vede più ricchezza nel suo futuro ma vede con terrore la fine della sua attività imprenditoriale senza avere un alternativa di sussistenza davanti (non avendo  esperienza o titoli da spendere sul mercato del lavoro come dipendente).

Questa trasversalità ha fatto in modo che al momento questo malcontento, che ancora non è rabbia distruttrice, non sia stato incanalato ed organizzato da qualche forza politica che si faccia voce del malcontento. Se poi questa voce sarà pacifica o rivoluzionaria dipenderà da quanto tempo passerà prima che venga ascoltata.

Questo disagio ha trovato spesso sfogo in quei movimenti estremisti, chiamati genericamente populisti sebbene spesso molto differenti tra loro, che hanno fornito dei comodi e semplici colpevoli o capri espiatori per convogliare su di sé il consenso, sebbene anch’essi non capiscano le ragioni profonde di questo malcontento e non offrano delle soluzioni.

In particolare, ci si è rivolti ancora una volta ai due estremi della politica del ‘900 cioè estrema destra (Le Pen, la lega di Salvini, alba dorata, etc.) ed estrema sinistra (Syriza, Podemos per citare i principali) che non rappresentano più le esigenze e le difficoltà del presente, ma che vengono ancora visti come movimenti di protesta e come unica alternativa allo status quo.

Da parte loro le due anime politiche dominanti, una volta in contrapposizione, che per semplificare chiameremo partito popolare e partito socialdemocratico, sono percepiti a ragione come l’establishment. Entrambe infatti sono profondamente convinte che questo sistema politico e sociale attuale sia il migliore dei mondi possibili, una volta archiviate le esperienze estreme del Novecento (nazismo e comunismo). Le ricette offerte da entrambe le formazioni sono infatti indistinguibili nella direzione e nell’approccio, e si possono riconoscere solo da dettagli nell’attuazione del programma che per tradizione più che per convinzione rimangono talvolta differenti (più e meno tasse, più o meno privato, più e meno finanza ma le differenze sono punti %, la ricetta è la stessa).

In particolare, entrambe sono convinte che la globalizzazione ed il conseguente dominio della finanza, non solo sia inevitabile (e probabilmente è vero) ma sia anche “giusto” e quindi ingovernabile, come “giusta” ed ingovernabile è l’evoluzione della specie tramite la selezione naturale del migliore che sia un animale o la società.

In questo panorama sono comunque nati alcuni movimenti  che hanno raccolto il malcontento generale individuando nella corruzione e nel potere incontrastato della finanza e quindi nella globalizzazione non controllata i mali principali da combattere. Non hanno però ancora saputo elaborare una proposta di governo ed una direzione chiara da indicare ai suoi elettori, pur percependo chiaramente che la direzione attuale non ci sta portando nel migliore dei mondi possibili. A questi movimenti manca ora una visione ed un disegno complessivo da proporre a suoi attivisti alternativo a quello dominante dell’establishment o agli estremisti che pescano consenso nello stesso bacino.

Solo con una visione nuova di governo della globalizzazione potranno essere convincenti come forza di governo convincendo e rassicurando quella parte della società civile che percepisce le storture del sistema attuale ma non vede nei populismi la risposta a questi mali.

Il presente manifesto vuole proporre insieme un’analisi della situazione attuale scevra da ideologie precostituite, una visione a cui tendere ed infine un metodo per elaborare ed attuare un programma che renda possibile questa visione a lungo termine della società.

Se questi movimenti non saranno in grado di elaborare e presentare questa nuova visione della società, rimarranno relegati nel ruolo di partiti di protesta, perdendo in breve il consenso attuale a favore di estremisti portatori di formule facili, efficaci quanto errate, ma soprattutto non incidendo minimamente sulla società. Infatti, la mancanza di una visione, di un’idea forte che guidi la politica creerà le condizioni per l’ascesa dell’uomo forte che verrà interpretato della popolazione come portatore di idee, laddove in effetti sarà solo portatore di facili slogan.

Se è vero che nel lungo termine la società si aggiusta trovando un bilanciamento come sostengono i liberisti, questo avviene a discapito dei più deboli e dopo anni di sofferenze, lotte e rivoluzioni.

Sintetizzando, la missione di questa organizzazione è quella di creare un movimento di idee che aiuti ad accorciare temporalmente questa fase di transizione che genera ingiustizia sociale, così come nel ciclo della fondazione di Asimov, la fondazione si proponeva di abbreviare la fase di instabilità e barbarie dovuta alla caduta dell’impero prima della successiva fase pacifica e di ordine sociale.

Lascia un commento