L’analisi della situazione attuale parte da un dato oggettivo certificato da più fonti: l’aumentare del divario tra la popolazione più ricca e quella più povera, laddove non solo la diseguaglianza aumenta tra il più povero ed il più ricco, ma contemporaneamente la percentuale dei più ricchi si riduce mentre la percentuale dei poveri aumenta ingrossata da quella che una volta era la classe media/benestante.
Non bisogna lasciarsi ingannare dai numeri assoluti, poiché il numero di super ricchi aumenta ma solo perché la finanza con la sua smisurata ricchezza ha raggiunto paesi una volta completamente poveri e dove ora una piccolissima percentuale di popolazione (ma in valore assoluto significativa) sta beneficiando della ricchezza prodotta dal resto della popolazione.
Con la caduta del comunismo ed il prevalere del capitalismo, la diseguaglianza sociale non solo è stata assimilata come evento inevitabile ed insito della società reale (relegando l’uguaglianza sociale a mera chimera di qualche società utopica non perseguibile che sia esse di stampo comunista o cattolica) ma è stata anche esaltata come benzina indispensabile al motore dell’evoluzione verso una società più ricca e nel lungo periodo anche giusta.
Il dogmatismo di questa visione è così profondo che anche chi non ne condivide il metodo e non pensa che le conseguenze siano accettabili, non ne mette in discussione la veridicità e l’efficacia economica ma ne contesta l’applicazione in nome di valori etici e morali.
Semplificando il discorso è questo: si è vero dal punto di vista puramente economico lo strapotere della finanza globalizzata è la migliore e unica evoluzione del capitalismo, ma siccome siamo magnanimi cerchiamo di ridistribuire un po’ di questa ricchezza anche ai poveri, giusto per mettere in pace la coscienza e non creare disordini sociali.
Anche le teorie della decrescita felice predicano la decrescita e demonizzano il progresso in nome della sostenibilità ambientale e della ricerca del benessere in altri valori diversi dalla ricchezza, ma non ne contestano l’efficacia.
Sono invece convinto che questa visione economico/sociale sia fallace anche da punto di vista puramente economico e si basa su due assunzioni false:
· Il mercato se lasciato libero non solo premia il migliore dal punto di vista della redditività ma induce anche le compagnie ad adeguarsi al bene comune perché il cittadino/consumatore premierà nel lungo periodo le società con comportamenti virtuosi sotto tutti i punti di vista.
· Le multinazionali globali sono l’unica evoluzione possibile delle aziende essendo le più efficienti ed efficaci sotto tutti gli aspetti
Siamo quindi di fronte alla teoria dell’evoluzione della specie applicata alle aziende, e come tale viene presa per vera con atteggiamento dogmatico, così come nessuno osa metterla in dubbio nel campo dell’evoluzione naturale (sebbene numerose lacune anche in questo campo richiederebbero se non una revisione almeno una integrazione della teoria)
Entrambe le affermazioni sono facilmente confutabili utilizzando semplicemente il buon senso ed un’analisi per quanto grossolana degli avvenimenti degli ultimi anni come analizzeremo nei prossimi articoli.