La metodologia Agile in politica

In questo paragrafo analizziamo brevemente alcuni dei principi alla base della metodologia Agile che posso essere di ispirazione per un organizzazione sociale e politica moderna.

Una notazione introduttiva: pur volendo evitare l’utilizzo di locuzioni in lingua inglese laddove esiste un termine italiano equivalente, in questo paragrafo per coerenza con la terminologia agile originale ne faremo utilizzo.

La lista dei seguenti principi agili non vuole essere esaustiva e ne rappresenta solo una parte che riteniamo possa essere utile nella definizione di un approccio innovativo alla politica.

  • Iterative development – sviluppo iterativo: l’approccio iterativo allo sviluppo di nuove funzionalità o prodotti è di sicuro l’aspetto più conosciuto ed immediato della metodologia agile. Esso indica un processo che mira ad ottenere il risultato finale non con un percorso lineare ma lungo che dall’idea porta alla realizzazione definitiva ma con un processo iterativo fatto di piccole evoluzioni della soluzione che aiutino a testare concretamente l’idea iniziale in soluzioni intermedie con lo scopo di correggere tempestivamente gli errori e di ricevere il prima possibile feedback dagli utilizzatori finali per adeguare la soluzione alle esigenze concrete e non a quelle teoriche iniziali, che spesso cambiano con l’evolvere del tempo. Questa metodologia innovativa allo sviluppo prodotto, se applicata alla politica suggerisce un approccio che, sebbene sia guidato da una visione a lungo termine, sia in grado di definire un percorso in piccoli passi che permetta al cittadino di toccare con mano risultati concreti, per quanto limitati, e allo stesso tempo di indirizzare la visione a tendere con i feedback ricevuti dai cittadini durante queste evoluzioni intermedie.
  • Decentralize decision-making – Processo decisionale decentralizzato: nelle organizzazioni tradizionali il processo decisionale è fortemente centralizzato e gerarchico e discende dai processi decisionali in ambito militare, ritenuti i piu’ efficaci ed efficienti. Questi modelli centralizzati con il crescere delle dimensione hanno dimostrato il loro limiti (spesso anche in ambito militare) introducendo non solo processi burocratici inefficienti e farraginosi ma anche uno scollamento di conoscenza da parte della leadership rispetto alla reale situazione sul campo con conseguenti errori di valutazione e decisione deleterie per l’azienda. Il modello agile propone di riportare le decisioni il piu’ possibile vicino alla conoscenza diretta della situazione, possiamo dire in periferia, e quindi un processo decisionale decentralizzato che coinvolge più attori nella scelta ed in cui la leadership operi un ruolo di coordinamento e supervisione delle singole decisioni verso una strategia comune.
    Il parallelo con la situazione politica e sociale di oggi è evidente, laddove non solo l’attuale scetticissimo verso la globalizzazione ma anche la disaffezione di un progetto ambizioso e positivo come la costituzione dell’Unione Europea nasce proprio dallo scollamento di sensibilità e visione degli organi decisionali centrali e le necessità dei cittadini nei diversi paesi, caratterizzati da situazione economiche e sociali e da esigenze differenti che non vengono correttamente percepite e indirizzate dalle istituzioni centrali. Anche in politica è quindi necessario riportare le decisione sul territorio, vicino alle differenti realtà, istituendo quindi un processo decisionale decentralizzato ma con un forte coordinamento comune che garantisca il governo della comunità con una visione comune ma allo stesso tempo con la necessaria flessibilità.
  • Client centricity – Cliente (Cittadino) al centro: nelle organizzazioni tradizionali spesso nate intorno all’ideazione di un prodotto, il focus principale dell’azienda è sempre stato l’efficientamento dei propri processi interni volti alla produzione del prodotto o erogazione del servizio offerto. La metodologia agile propone di spostare l’attenzione verso il cliente finale, verso le sue esigenze e le sue preferenze in modo da creare con il cliente un rapporto di fiducia nel lungo periodo che vada oltre il singolo prodotto del presente. In ambito sociale e politico la trasposizione è immediata: Cittadino al centro. In politica questo dovrebbe essere l’assunto di base e non dovrebbe essere una novità ma vista la degenerazione del ceto politico, oramai diventato una macchina per la gestione del potere fine a se stesso ed in cui il cittadino/elettore rappresenta solo la moneta del gioco, è necessario ripartire da questo principio fondante della Politica con la P maiuscola.
  • “Servant leadership” – Comando come servizio: con Servant Leadership si intende il cambio di paradigma relativamente ai vertici di un organizzazione che consiste nel passaggio da una linea di comando decisionale a cui quindi spettano le decisioni finali ad una linea di comando al servizio dei team come facilitatori e coordinatori delle loro attività, lasciando gran parte del potere decisionale ai singoli team di competenza. L’idea alla base di questo cambiamento è quella che il leader non potendo essere onniscente ha effettivamente meno competenza sui specifici argomenti rispetto ad un team che lavora su questi specifici argomenti, quindi è più efficace in linea teorica che la decisione rimanga al team e che il leader abbia il compito non di decidere ma di coordinare i diversi team e facilitare decisioni coerenti tra loro secondo una linea di evoluzione comune. E’ evidente come questo concetto ben di adatta al mondo della politica e suggerisce la necessità di ripensare il ruolo del politico non come il centro del potere decisionale ma come un gruppo di persone al servizio della comunità come facilitatori e coordinatori di decisioni e suggerimenti che arrivano dal territorio e dalle diverse comunità.
  • “Cross functional team” – team inter-funzionale: l’approccio tradizionale all’esecuzione di un un progetto prevede la creazione di diversi team specializzati sui diversi aspetti da affrontare (i.e.: team funzionale, team di sviluppatori, team di tester, etc. ) e su un processo che prevede il passaggio sequenziale delle informazioni da un team all’altro nelle diverse fasi del progetto. La metodologia Agile prevede invece la creazione di team inter-funzionali al cui interno collaborano costantemente persone specializzate in ambiti differenti in modo che il singolo team sia in grado di affrontare un problema nella sua interezza. I diversi team si occuperanno quindi di problematiche differenti nella loro completezza e non di un singolo aspetto di diverse problematiche. Volendo fare un parallelo con la politica, l’approccio tradizionale prevede che i diversi attori della società quindi politici, imprenditori, lavoratori, cittadini si organizzano principalmente in comunità uniformi come provenienza, discutano al loro interno le diverse problematiche e la sintesi di queste discussioni vengono poi discusse con le altre comunità dai leader delle diverse comunità in un processo sequenziale e in cui si perde presto il contatto con la base delle diverse comunità. Un approccio Agile potrebbe invece suggerire la creazione di comunità in cui partecipino anche alla base persone con estrazioni differenti che contribuiscano alla discussioni con sensibilità e competenze differenti e che si dedichino all’elaborazione di soluzioni per specifiche problematiche tenendo in conto fin dall’inizio le esigenze di tutte le parti coinvolte. La leadership avrebbe quindi un ruolo di coordinamento di questi team ma non sarebbe responsabile dell’elaborazione delle proposte; perderebbe quindi il ruolo di decisore finale ricoprendo invece il ruolo di facilitatore e sintesi delle proposte nate sul territorio.
  • Refactor – rifattorizzare: con refactor (rifattorizzare) si intende l’attività di riscrivere il codice in modo da re-ingegnerizzare e semplificare il software che nel tempo, a causa dell’aggiunta di nuove funzionalità, stratifica codice non ottimizzato e nel lungo periodo diventa non mantenibile. La metodologia Agile suggerisce che oltre una certa complessità non sia più possibile ottimizzare il codice con piccoli aggiustamenti incrementali ma che periodicamente sia necessaria una completa riscrittura di alcuni moduli software con l’obiettivo di semplificarlo tramite un nuovo approccio architetturale che benefici degli errori pregressi e della maggior consapevolezza acquisita durante l’utilizzo. Questa situazione è analoga alla complessa situazione delle leggi dello Stato siano esse penali, civili o fiscali, che nel tempo si sono stratificate e hanno raggiunto un livello di complessità tale da renderle da una parte incompressibili al cittadino e dall’altra di facile interpretazione e manipolazione da parte degli addetti al lavoro in modo che spesso lo spirito iniziale di una legge ne viene completamente stravolto nella sua applicazione. Sarebbe quindi auspicabile una coraggiosa riscrittura completa, sebbene effettuata gradualmente, del complesso apparato di leggi dello Stato con l’obiettivo di ritornare ad una formulazione comprensibile al cittadino e che limiti quei cavilli tanto ricercati dai burocrati per avvantaggiare nell’applicazione quotidiana le varie lobby e agglomerati di potere. E’ evidente infatti che i vari tentativi di semplificazione legislativa avvenuti in questi ultimi venti anni con un approccio conservativo non hanno raggiunto nessun risultato significativo, rimanendo solo una delle tante promesse elettorali mai realizzate.

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